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Cicogni
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mwfaCicogni (mwfqSìguogn ['sigwoɲ]cite-ref-2[2] in mwgwdialetto piacentino), indicato ufficialmente fino agli anni cinquanta del XX secolo come mwhaCigogni, è una mwhqfrazione del mwhgcomune di mwhwAlta Val Tidone in mwiaprovincia di Piacenza.
Contents
• Clima
• Storia
• Simboli
• Cultura
• Eventi
• Note
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Geografia fisica
Territorio
Cicogni si trova sull'mwlgAppennino ligure, nella mwlwval Tidoncello, a un'altitudine di 701 mwmam mwmqs.l.m.cite-ref-4[4] nei pressi della sorgente del Tidoncello Merlingo, uno dei due rami che originano il mwngtorrente mwnwTidoncellocite-ref-5[5], tributario di mwpadestra del mwpqTidone. L'abitato è localizzato all'estremità meridionale del territorio comunale, in un ambiente tipicamente montanocite-ref-6[6], a circa mwqg5 km a sud di mwqwPecorara, che ne è stato capoluogo comunale fino alla nascita del comune di Alta Val Tidonecite-ref-molossi-7-0[7].
Il centro abitato ubicato sulle pendici del monte Mosso (1.008 m s.l.m.)cite-ref-turismo-8-0[8], rilievo posto ad ovest rispetto a Cicogni e parte dello mwtgspartiacque con la mwtwval Trebbia, che comprende anche il monte mwuaPietra Corva (1.078 m s.l.m.), posto a nord-ovest del paese. Oltrepassato il centro abitato è possibile superare lo spartiacque tramite il mwuqvalico del mwugcolle della Crocetta, anche indicato come mwuwCrocetta di Cicogni, e posto ad un'altitudine di 855 m s.l.mcite-ref-9[9].
Clima
| CICOGNI [ 10 ] | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Mesi | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Stagioni | Anno |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| CICOGNI [ 10 ] | Gen | Feb | Mar | Apr | Mag | Giu | Lug | Ago | Set | Ott | Nov | Dic | Inv | Pri | Est | Aut | Anno |
| T. max. media ( °C ) | 5,0 | 6,0 | 9,6 | 13,6 | 17,5 | 21,4 | 24,6 | 23,5 | 20,1 | 14,7 | 8,8 | 6,2 | 5,7 | 13,6 | 23,2 | 14,5 | 14,2 |
| T. min. media ( °C ) | −0,5 | 0,3 | 3,0 | 6,0 | 10,0 | 13,6 | 16,4 | 15,9 | 13,4 | 9,1 | 3,6 | 0,7 | 0,2 | 6,3 | 15,3 | 8,7 | 7,6 |
| Precipitazioni ( mm ) | 29,7 | 42,8 | 51,5 | 90,4 | 113,3 | 82,3 | 46,4 | 73,4 | 63,7 | 73,8 | 51,1 | 29,3 | 101,8 | 255,2 | 202,1 | 188,6 | 747,7 |
| Giorni di pioggia | 4 | 5 | 6 | 8 | 10 | 8 | 5 | 6 | 5 | 5 | 5 | 4 | 13 | 24 | 19 | 15 | 71 |
| Eliofania assoluta ( ore al giorno ) | 4,6 | 4,6 | 4,5 | 4,6 | 5,7 | 6,0 | 7,4 | 7,0 | 4,7 | 3,8 | 3,9 | 4,3 | 4,5 | 4,9 | 6,8 | 4,1 | 5,1 |
Storia
Epoca antica e medievale
La zona di Cicogni fu abitata sin dalla mwagPreistoria, come testimoniato dal ritrovamento nei pressi della frazione dei resti di alcuni insediamenticite-ref-turismo-8-1[8].
In mwcaepoca romana la zona fu sede di alcuni insediamenti; secondo l'etnografo francese mwcqCharles Athanase Walckenaer Cicogni potrebbe essere identificata come il mwcgfundus Succonianus citato nella mwcwtabula alimentaria traianea di mwdaVeleiacite-ref-11[11]. Successivamente, Cicogni viene citata tra i possedimenti dell'mweqabbazia di San Colombano di mwegBobbio in un documento risalente agli ultimi anni del mwewX secolo, dove è menzionata come parte del beneficio mwfa"Rodulfuscite-ref-12[12], e in un diploma opera di mwgqpapa Lucio II datato 15 marzo 1144cite-ref-13[13].
Secondo alcuni storici locali, presso Cicogni passava uno degli itinerari della mwhwVia Patrania, antichissimo sentiero di origine mwialigure che collegava mwiqGenova alla mwigpianura Padana; tale diramazione si estendeva sui crinali facenti da spartiacque tra le vallate seguendo la linea mwiwmonte Penice-monte di Pietra Corva. Presso Cicogni transitava, inoltre, l'itinerario medievale detto mwjaVia delle Rocche, deviazione della mwjqvia Francigena, che iniziava da mwjgSan Colombano al Lambro e terminava a Bobbio, che veniva raggiunto dopo aver valicato il colle della Crocettacite-ref-14[14].
Nella seconda metà del mwlaXII secolo nacque a Cicogni, secondo alcune fonti, il mwlqcardinale mwlgJacopo da Pecorara che fu mwlwvescovo di Palestrina, abate dell'mwmaabbazia delle Tre Fontane di mwmqRoma, mwmglegato pontificio per conto di mwmwpapa Gregorio IXcite-ref-15[15] e mentore per il futuro papa mwoaGregorio X.
Nella seconda metà del mwogXIV secolo, Cicogni, così come le zone circostanti, vennero conquistate dai mwowVisconti, i quali, nel 1378, investirono il loro condottiero mwpaJacopo Dal Verme del possesso della mwpqrocca d'Olgisio, a cui, nel 1380,cite-ref-16[16] venne aggiunto tutto il comprensorio dell'alta val Tidone, incluso Cicogni. Il paese venne in seguito ceduto dai Dal Verme alla famiglia mwqgScotti di Mezzano, che, a sua volta, nel 1393, lo cedette ad Ubertino Fulgosicite-ref-17[17], per poi riottenerlo pochi anni dopo in seguito alla morte di quest'ultimo e rivenderlo, infine, ai Dal Verme.
Nel 1430 venne concesso in feudo a Facino Mascaretti da parte della famiglia Dal Vermecite-ref-18[18]. In questi anni la parrocchia di Cicogni fu aggregata a quelle di Busseto e mwtaCaprile; nello stesso periodo vennero costruiti un avamposto di osservazione dotato di una mwtqtorre alta più di mwtg16 m e un piccolo mwtwcastello avente anch'esso funzione di avamposto nell'ambito del sistema difensivo dello stato vermesco.
Epoca moderna
Nel 1556 nacque a Cicogni padre Fedele Monti, al secolo Gianfrancesco Monti, il quale, dopo essere stato oggetto di una conversione tardiva avvenuta al termine di una giovinezza irrequieta, entrò nel 1582 nell'mwvgordine barnabita con il nome di Fedele. Diventato sacerdote nel 1586, negli anni successivi svolse diversi incarichi come preposto tra mwvwCremona, mwwaVercelli e, nel 1595, Casale Monferrato, presso la mwwqchiesa di San Paolo che era, all'epoca in fase di costruzione. In seguito svolse lo stesso ruolo nella mwwgChiesa di San Barnaba di mwwwMilano. Negli anni successivi divenne prima assistente generale dell'Ordine, poi visitatore generale. Nel 1617 divenne Superiore della chiesa e dell'annesso collegio di Santa Croce di mwxaCasalmaggiore, carica che mantenne fino al 21 maggio 1620, quando venne eletto mwxqpadre provinciale per la provincia Piemontese-Gallica dei Barnabiti, la quale comprendeva il mwxgPiemonte e la mwxwSavoia. Terminato il mandato di padre provinciale tornò a Casalmaggiore ricoprendo il precedente ruolo di Superiore, che mantenne durante l'epidemia di mwyapeste manzoniana, nella quale trasformò il collegio in mwyqlazzaretto per la cura dei malati nel quale morì, dopo aver contratto la malattia il 12 giugno 1630cite-ref-19[19]cite-ref-20[20].
All'interno di una relazione di relativa a una visita episcopale del 1596 vengono delineate le condizioni della chiesa parrocchiale, realizzata in mw0wpietra e dotata di una piccola mw1atorre campanaria, essa veniva ritenuta idonea al culto: mentre il mw1qsagrato, che ospitava anche il locale cimitero ed era delimitato da un muretto di canne, venne giudicato non idoneo. La primitiva funzione cimiteriale del sagrato è, peraltro, confermata dal dialetto locale, lingua nel quale il sagrato viene chiamato mw1gsimitéri, con probabile derivazione dal mw1wfrancese mw2acimetière.
Nel 1748, con il mw2gtrattato di Aquisgrana, Cicogni divenne ricevitoria (mw2wdogana)cite-ref-21[21] di 6ª classe del mw4aducato di Parma e Piacenza: esso ospitava una guarnigione con un mw4qcapitano, una mw4gprigione per i contrabbandieri nonché un ricevitore (funzionario amministrativo delle dogane ducali); Cicogni viene espressamente nominata quale punto di confine anche nel mw4wRegolamento dè confini tra le Corti di mw5aTorino e Parma. La torre e l'ufficio della Dogana furono, in seguito, abbattuti negli mw5qanni quaranta del mw5gXX secolo perché pericolanti.
Epoca contemporanea
Nel 1812, durante il periodo mw6qnapoleonico, l'applicazione dell'mw6geditto di Saint Cloud rese necessaria la sistemazione del sagrato: il vescovo di Piacenza, monsignor Scribani-Rossi, invitò la popolazione ad approfittarne per la riedificazione della chiesa parrocchiale, la quale versava in pessime condizioni ed era diventata ormai troppo piccola per accogliere i fedelicite-ref-proloco-22-0[22]. La ricostruzione dell'edificio venne, quindi, realizzata nel 1813cite-ref-chiesa-23-0[23].
Nel 1836 il paese venne colpito da una epidemia di mw-acolera: i Cicognesi, come si legge negli Archivi parrocchiali, fecero voto alla mw-qMadonna delle Grazie di dedicarle quale giorno festivo anche il lunedì seguente la festa patronale, la quale cadeva la 2ª domenica d'agosto. Dopo la fine dell'epidemia, attribuita un Miracolo dovuto all'intercessione della Madonna da parte degli abitanti di Cicogni, il giorno successivo alla 2ª domenica d'agosto venne considerato il "Lunedì della Festa", che da quel momento venne celebrato con riti religiosi e civili, senza, tuttavia, la presenza di danze, in segno di rispetto per i morti avuti nel corso dell'epidemiacite-ref-proloco-22-1[22].
Nel 1896 san mwaqmGiovanni Battista Scalabrini, vescovo di mwaqqPiacenza, ri-eresse dopo 500 anni la parrocchia di Cicogni. Durante la sua prima visita episcopale al paese, la relazione del parroco del tempo dice che, commosso dalla festosa accoglienza dei cicognesi, il vescovo abbia esclamato: "Mi sembra di entrare nella santa Gerusalemme!". In seguito, dando l'incarico di parroco a don Carlo Ferrari, gli disse (come quest'ultimo afferma nelle sue Memorie): "La mando tra brava gente". L'affetto dei cicognesi per monsignor Scalabrini è testimoniato dalla presenza di una lapide in suo onore apposta nella chiesa parrocchiale.
Durante la mwaqyseconda guerra mondiale, nell'ambito della mwaqcguerra di liberazione italiana, fu una delle basi della mwaqg1ª Divisione GL Piacenza del comandante mwaqkFausto Cossu, e, di conseguenza, fu contesa in diversi scontri tra le formazioni mwaqopartigiane ed i mwaqsnazifascisti. In particolare, fu uno degli obiettivi del rastrellamento condotto nel novembre-dicembre 1944 da parte dalla mwaqwdivisione Turkistan: durante quest'episodio, il 18 dicembre 1944 vennero sorpresi dalle truppe tedesche tre partigiani, i quali erano ospitati da una famiglia del paese, che vennero immediatamente fucilaticite-ref-24[24]; qualche giorno dopo, nel viale che conduce al cimitero, venne ucciso il partigiano Mario Busconi, poi insignito della mwaremedaglia di bronzo al valor militarecite-ref-25[25].
Al termine del conflitto, a partire dagli mwarcanni cinquanta, Cicogni risentì dello spopolamento, che coinvolse anche altre località appenniniche e vide l'emigrazione di un consistente numero di cittadini verso le città, in particolare mwargPiacenza e Milanocite-ref-proloco-22-2[22].
Simboli
Il simbolo della frazione rappresenta due mwar8cicogne e, sullo sfondo, il monte Pietra Corva. Lo stemma è contornato da una fascia verde, uno dei due colori, insieme al bianco, simbolo della frazione. Tale stemma nasce dalla diffusa credenza popolare che il nome del paese derivi dal suo essere luogo di passaggio lungo la rotta migratoria delle cicogne.
Monumenti e luoghi d'interesse
Chiesa di Sant'Antonio Abate
Citata per la prima volta alla fine del mwataXVI secolo nei resoconti della visita episcopale condotta dal vescovo di Piacenza Rangoni, come alle dipendenze della pieve di Roccapulzana, la chiesa parrocchiale venne ricostruita completamente nel 1813. La facciata è realizzata in pietra a vista in stile mwateneogotico ed è preceduta da un sagrato lastricato di limitate dimensioni. Ai lati della facciata sono presenti due mwatilesene che si estendono per tutta l'altezza dell'edificio, mentre una cornice decorata con archetti pensili è presente lungo i rampanti del tetto. L'accesso all'interno avviene tramite un singolo portale, posto in posizione centrale, sormontato da un mwatmbassorilievo mwatqmarmoreo in cui è rappresentato Sant'Antonio Abate, al quale l'edificio è dedicato, e chiuso ai due lati dalla presenza di due lesene di mwatuordine corinzio. Al di sopra del portale è presente un mwatyrosone di forma circolare. L'interno presenta uno schema basilicale a navata singola la quale si divide in due mwatccampate con mwatgvolta a botte. La navata presenta delle lesene di mwatkordine dorico sormontate da una mwatotrabeazione. Ai lati della navata si aprono due nicchie generate da mwatsarchi a tutto sesto all'interno delle quali si trovano degli altari. Il mwatwpresbiterio, realizzato in mwat0marmo rosso di Verona, è sopraelevato rispetto alla navata ed è accessibile tramite due gradini. L'altare maggiore, anch'esso in marmo rosso, presenta un mwat4paliotto in scagliola. L'edificio termina nell'mwat8abside, dalla caratteristica forma semicircolare, che è tripartito da lesene di ordine dorico e coperto da una volta a vele. Esso venne decorato negli anni '50 del XX secolo da parte dell'artista Paolo Novaracite-ref-chiesa-23-1[23].
Situato a 950 m s.l.m. sulle pendici della Pietra Corva, al confine con il territorio comunale di Romagnese, nei pressi dello spartiacque tra la mwaugval Tidone e la val Tidoncello, venne fondato nel 1967 dal veterinario e naturalista Antonio Ridella con l'obiettivo di conservare la presenza di piante caratteristiche delle alte quote provenienti da varie parti del mondo, tra le quali la rara mwaukMeleagride. Gestito a cura della mwauoprovincia di Pavia e parte dell'Associazione internazionale giardini botanici alpini, a partire dal 2004 ospita la sede del centro studi dell'Appennino settentrionalecite-ref-26[26].
Cultura
Questo paese fa parte del territorio culturalmente omogeneo delle mwavequattro province (mwaviAlessandria, mwavmGenova, mwavqPavia, mwavuPiacenza), caratterizzato da usi e costumi comuni e da un importante repertorio di musiche e mwavyballi molto antichi. Strumento principe di questa zona è il mwavcpiffero appenninico che accompagnato dalla mwavgfisarmonica, e un tempo dalla mwavkmüsa (mwavocornamusa appenninica), guida le danze e anima le feste, in particolare la questua del mwavscalendimaggio, che nel territorio valtidonese viene chiamato mwavwmwav0galina grisa. Durante questo rito, viene organizzato, fin dal mattino, un corteo che visita le case del borgo portando l'augurio del maggio, tra mwav4cori, musica e balletti.
Eventi
• La notte di mwawkCapodanno, a mezzanotte, è usanza bruciare la "vecchia", simbolo dell'anno vecchio. Il rogo avviene nella piazza principale, e dà il via ai festeggiamenti per l'anno nuovo.
• La festa della Gallina grigia, detta in dialetto galina grisa, e assimilabile al calendimaggio, la quale ha luogo nei primi giorni di maggio e ha lo scopo di festeggiare l'arrivo della mwawsprimavera, momento fondamentale per la comunità agricola. Durante questa ricorrenza viene organizzato un corteo, alla cui testa vengono posti dei suonatori, lungo le strade del paese. Questo corteo passa di casa in casa, e, ciascuno, - al passare della laica processione - offre da mangiare e da bere, specialmente mwawwuova, con cui verrà cucinata una mwaw0frittata la quale verrà, poi, condivisa tra tutti gli abitanti. Ad ogni fermata, i cantori intonano la filastrocca beneaugurale: mwaw4E l'è arrivà il primo di maggio/con l'erba e con la foglia/E con l'erba e con la foglia/la fresca rugiada seguita da altre strofe beneagurali sugli ospiti. Il canto termina con l'augurio dialettale mwaw8Campa la ciössa con tütt i so ciussein/crapa la vulp, con tütt i so vulpein, ovvero mwaxaCampi la gallina, con tutti i suoi pulcini/crepi la volpe con tutti i suoi piccoli, ad augurare quindi prosperità all'economia domestica di ogni abitazionecite-ref-27[27].
Infrastrutture e trasporti
Il centro abitato di Cicogni è servito dalla mwaxcstrada provinciale 34 di Pecoraracite-ref-28[28], la quale si dirama dalla mwaxwstrada statale 412 della Val Tidone nei pressi di mwax0Nibbiano, attraversa l'ex capoluogo comunale Pecorara, raggiunge Cicogni per, poi, proseguire valicando il colle della Crocetta e confluendo nella mwax4strada statale 461 del Passo del Penice in comune di Bobbio.
Note
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• citerefzuccagniAttilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue isole corredata di un atlante di mappe geografiche e topografiche e di altre tavole illustrative - Parte VI, Firenze, 1839. URL consultato l'11 giugno 2020.
• citerefwalckenaer(FR) Charles Athanase Walckenaer, Geographie ancienne historique et comparee des Gauls cisalpine et transalpine, Parigi, Libreria P. Dufart, 1839.
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